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“Shin Godzilla”, il ritorno del moderno Kami

di Michele Mariani

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Quando il Giappone ricerca nell’intrattenimento l’esorcizzazione e la catarsi nei confronti delle catastrofi che lo affliggono, un nome ed un marchio tornano a far sentire il proprio ruggito: Godzilla, Il dio, il mostro, il Re. Il signore dei kaiju è tornato! Il 3,4 e 5 Luglio approda in Italia, in proiezione limitata, l’ultimo capitolo della decennale saga del re dei mostri nipponici, intitolato “Shin Godzilla”. Uscito nelle sale giapponesi il 29 luglio 2016, è la trentunesima pellicola della serie e la ventinovesima prodotta dalla Toho Company, a dodici anni di distanza dall’ultimo “Godzilla: Final Wars”. A differenza delle precedenti produzioni nipponiche, non si tratta di un seguito del capostipite del 1954, ma di un vero e proprio reboot che ricomincia la saga da zero ambientandola ai giorni nostri. Discusso e in buona misura amato dalla critica, il lungometraggio vanta la firma da regista e sceneggiatore di Hideaki Anno, celebre autore di Neon Genesis Evangelion, che insieme a Shinji Higuchi, realizzatore degli effetti speciali, tenta di conferire un’originale impronta ad uno degli archetipi mostruosi più celebri della storia del cinema. Un viraggio più riflessivo, oscuro e cerebrale rispetto ai precedenti che sembra aver convinto le giurie degli addetti ai lavori. Dalla notte dei 40esimi Academy Awards giapponesi ne esce con un trionfale risultato: sette i premi vinti come miglior film, miglior regia, miglior fotografia, direzione artistica, illuminazione, montaggio e sonoro. Mai nessun episodio della saga aveva raggiunto un simile traguardo e il motivo di tale successo di critica ed incassi ( oltre 76 milioni di dollari al box office mondiale) è essenzialmente dovuto ad un ragionato ritorno alle origini che la direzione creativa ha deciso di intraprendere.

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Battezzato sul grande schermo dalla regia di Ishiro Honda all’insegna del terrore nucleare di Hiroshima e Nagasaki, il re dei mostri, dotato dalle radiazioni atomiche di inimmaginabili poteri, ha rapidamente conquistato un suo vasto pubblico stampandosi nell’immaginario collettivo come una metafora vivente dell’impotenza dell’individuo nei confronti di una natura degenerata e corrotta dagli errori dell’uomo stesso. Grottesco, materico, brutto ed inscalfibile, questo nuovo Godzilla nasce come una concrezione amorfa di materiale biologico devastato dalle radiazioni per poi conquistare una forma definita e il suo classico aspetto bipede attraverso un processo di evoluzione ed adattamento istantanei. “Shin-To” è la via degli dei antichi del Sol Levante e “Shin”, divino, è l’aggettivo con cui il titolo originale accompagna il nome della creatura. Come un vero e proprio Kami moderno che non ha nulla a che spartire con le sottigliezze e le tribolazioni degli uomini, la sua sagoma bizzarra si erge sulla baia di Kamakura e Tokyo, assolutamente noncurante di ciò che si pone dinnanzi al suo passaggio. L’icona kaiju riacquisisce ancora una volta la caratteristica dell’imparzialità e dell’indifferenza nei confronti dell’operato umano. Egli è il prodotto di un’unione sconsiderata tra scienza e religione, evoluzione e divinità, senza che vi sia alcuna contraddizione in termini poiché la sua stessa esistenza sfugge a un qualsivoglia tentativo logico di comprensione. Il panico generatosi e i conseguenti tentativi di arginare l’emergenza sono un evidente riferimento ai tragici eventi della storia recente: così come nel 54 era necessario trasfigurare in un simbolo l’olocausto nucleare allo stesso modo “Shin Godzilla” opera nei confronti dello tsunami del 2011. È un fenomeno naturale e come tale semplicemente accade, trattato con timore e riverenza, ma non odiato. Accezioni come “buono” o “malvagio” sono del tutto inapplicabili all’ultimo erede di questa lunga serie di reincarnazioni. Un moderno Orochi, ma senza alcun Kami del vento pronto a proteggerci; la nazione deve salvarsi da sola e pertanto Il film si focalizza sulle azioni umane intorno all’evento più che sull’evento stesso, recuperando la potenza metaforica delle origini. Il tema ecologico, corroborato dal marcescente e putrefatto aspetto che assumono le scorie rilasciate dal mostro, riecheggia l’immaginario di Miyazaki e Otomo che spesso ha posto l’accento sul pericolo derivante dalla mutazione forzata ed innaturale della natura. Gran parte del minutaggio è dedicata a tesissime riunioni ed accesi dibattiti tra i piani alti del governo, gli scienziati e gli operatori sul campo. Variando tra momenti di satira leggera e sequenze più cupe, l’organizzazione collettiva e le strategie di contenimento descritte dalla messinscena filmica ricordano con particolare mimetismo l’azione eroica e sacrificale di quei 50 eroi che nel marzo del 2011 decisero di sacrificarsi per arginare il potenziale distruttivo di Fukushima. Come il Giappone ha appreso a sue spese nel corso della storia, un evento catastrofico non può essere domato senza un sacrificio di eguale misura.

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La macchina da presa è soprattutto impiegata ad altezza d’uomo, inquadrando spesso da vicino i volti concentrati, terrorizzati o esterrefatti che rievocano le estremizzate ed enfatiche espressioni dei personaggi degli anime di Anno. Il mostro e l’azione che lo coinvolge sono realizzati con un misto di CGI ed effetti pratici. L’uso di riprese dal vivo e miniature della Tokyo distrutta è integrato con sequenze ricreate in motion capture, tecnica che applica dei sensori su di un vero attore al fine di trasferirne la performance in un corpo digitale. Nonostante rappresenti un notevole upgrade  tecnico rispetto ai predecessori Toho, il suo aspetto è volutamente “ingenuo” e rievoca le ingombranti tute di gomma dei film classici. È una scelta stilistica obbligata poiché Godzilla è un’icona con i suoi canoni e connotati rimasti quasi invariati nel tempo: l’incedere bipede e goffo, il respiro atomico, nonché le caratteristiche creste dorsali, fanno parte della sua iconografia “sacra” e il pubblico giapponese che assiste alla proiezione come fosse un periodico rituale si aspetta di ritrovarli ogni volta. Tra modernità e tradizione il Re dei mostri torna nel suo ad affascinarci e terrorizzarci, ribadendo mai una volta di troppo quanto effimero e precario possa rivelarsi l’operato umano di fronte alla forza soverchiante degli elementi.

Informazioni sulla programmazione e lista dei cinema aderenti sulla pagina ufficiale: shingodzilla.stardust.it